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domenica 25 novembre 2012

Caronte e l'amore







Esile e senza obolo
l'errante anima si presentò 
al cospetto del canuto Caronte.
L'esacerbato nocchiero
per la prima volta fu mosso a pietà e,
le offrì una possibilità di riscatto:
la rimandò sulla terra.
Stanco si assopì ma,
al suo risveglio la ritrovò lì,
sulla sponda....ferma e muta. 
Meravigliato ne fu....e,
pensò che oltre 
ad essere stata un'ingrata
non aveva saputo cogliere
quella propizia occasione. 
Calde lacrime scesero
su quel viso cereo,
amare ma nel contempo dolcissime 
ed inequivocabili:
sulla terra era stata ma,
per il  troppo amore 
aveva ricommesso lo stesso errore e,
il ritornar indietro le era servito solo
per riamare follemente colui che
per quella pena era stata condannata.




lunedì 29 agosto 2011

Un grido nella notte










Un grido nella notte
intorno tanta quiete

quanta sofferenza
per quella vita che si spezza

sale in cielo quell'anima
e,nulla sarà come prima

ha generato
e amore donato

ma,tre piccole sgomente
di quel destino inclemente

si stringono in silenzio
trattenendo il singhiozzio

la mente va frugando
il dolce ricordo

la triste assenza
non dà speranza

la memoria non cancellerà le orme nel tempo lontano
di chi ha tenuto amorevolmente la piccola mano.

Dolce angelo
guardando al cielo

ti rivedrò sicuramente
mentre beatamente

sorridi accanto al Signore
e forse... smetterò di piangere.










sabato 30 ottobre 2010

La vita eterna




Nella piena convinzione del proseguimento della vita anche dopo la morte,ritengo che l'anima continuerà ad esistere anche dopo .Questo che affermo non è facilmente spiegabile con l'uso della ragione ma è da ricercare nella fede.
In ognuno di noi esiste una parte spirituale, che non vediamo e non possiamo toccare ma che riusciamo a percepire e a sentire come reale e vera,fatta di sentimenti,sensazioni e pensieri che possiamo esprimere quotidianamente attraverso il nostro corpo e quindi inesauribili con l'estinzione fisica.Una parte spirituale che si coniuga misteriosamente ed armoniosamente con la fisicità del nostro corpo tanto da riuscire a formare un connubio perfetto tra anima e corpo,spirito e materia.
D'altra parte un sentimento forte come l'amore può finire con la morte della persona amata? Un amore così è indistruttibile,incancellabile e durerà per sempre senza limiti nè di tempo e nè di spazio.Chi ama veramente ne avverte la presenza costante anche senza avere la persona vicina materialmente questo è il mistero della vita che ci fa andare oltre qualsiasi logica matematica.
L'anima è quella che caratterizza l'esistenza,entrando in relazione con gli altri, con l'amore ,decidendo della propria vita in un spazio di senso che non può essere sottratto dal ricatto della morte.
La vita eterna è vivere nella pienezza dell'amore,una vita ben diversa da quella terrena,dove la contemplazione della bellezza di Dio è la massima aspirazione e di cui non ci stancheremo mai.
Gesù ci ha dimostrato di poter e di sapere vincere la morte,lasciando il sepolcro vuoto ,noi tutti che viviamo in questa fede e che crediamo in Lui nella Sua parola ne potremo beneficiare e godere.Non deprimiamoci e non ci incattiviamo a voler per forza accumulare su questa terra ma pensiamo egoisticamente a noi stessi e alla salvezza di quell'anima che ci appartiene e che continuerà a vivere nonostante tutto e tutti.

giovedì 1 luglio 2010

Amore, follia e morte


Gaetano de Carlo,57 anni,originario di Terzigno e residente a Vailate,nel cremonese,ossessionato da storie d'amore finite male uccide a colpi di pistola due sue ex,Maria Montanaro di 36 anni,che l'aveva lasciato quattro giorni fa e Sonia Balcone,donna amata e perseguitata da anni nonostante lei si fosse rifatta una vita ,tanto che spesso lo aveva denunciato.
L'ultima pallottola l'ha usata per se,nella sua auto sono stati ritrovati decine di post.it con frasi deliranti e una lettera di perdono.
La costante fissa nella vita di quest'uomo era essere amato e poi respinto.
Una storia tragica di amore,passione e follia che è costata la vita a queste due giovani donne,nonostante l'uomo avesse a carico sette denunce e il ritiro de porto d'armi.
Un giorno di follia che nessuno potrà cancellare,in nome dell'amore che di amore nulla possiede!!













lunedì 12 aprile 2010

Paolo e Francesca


Francesca da Rimini, figlia di Guido minore da Polenta, signore di Ravenna, andò in sposa intorno al 1275 a Giovanni Malatesta, signore di Rimini, chiamato Gianciotto , uomo di valore ma brutto nella persona, dal quale ebbe una figlia di nome Concordia.
Paolo, cavaliere nobile, bello e cortese, fratello minore di Giovanni, sposato con Orabile Beatrice di Ghiaggiuolo, con la quale aveva due figli, s’innamorò della cognata, e Giovanni, messo in allarme da un servitore, li colse in flagrante e li uccise.

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense!..
».

Dalla bocca di Francesca, che non è depravata dalla passione, ma conserva inviolate la gentilezza, la nobiltà e la delicatezza dei sentimenti, sembra che l’unica parola che possa uscire è amor, ripetuta tre volte: amore che subito infiamma gli animi gentili, amore come destino,che vuole che chi è amato non può a sua volta non riamare, e amore che conduce a distruzione e che unisce per la vita e per la morte.
La storia di Paolo e Francesca ,Dante la conosce bene perchè i due giovani amanti muoiono quando lui poco più che ventenne e la racconta nel V Canto dell'Inferno,dove sono condannati per l'eternità a essere trasportai da una violenta bufera,simbolo della passione che li ha travolti in vita.Essi sono collocati nel cerchio dei lussuriosi perchè hanno preferito l'amore terreno e passionale all'amore divino ."

"...Noi leggiavamo un giorno per diletto,
di Lancillotto,come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura,e scolocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questo,che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
Quel giorno più non vi leggemmo avante."

In questi versi, Francesca racconta il momento più bello ed intenso della loro storia : nelle pagine che narra l'amore di Ginevra (sposa di re Artù) e di Lancillotto,essi scoprono la natura dei loro veri sentimenti:i loro occhi si incrociano e l'emozione li fa impallidire,senza mai rivelare il loro amore fino al momento che Lancillotto bacia Ginevra ed allora Paolo,tremante la bacia,segnando il loro destino di passione e morte: Il peccato non si cancella più e diviene l'Eternità!